TZIU ANDRIA PODDA
TZIU ANDRIA PODDA
Credo che la serenità e la risata contagiosa possano riassumere ciò che contraddistingue Tziu Andria Podda. Non mi scorderò mai la sua emozione durante la nostra chiacchierata ed è in quel momento che ho scoperto la sua sensibilità quasi disarmante.
BIOGRAFIA
Andrea Podda nasce ad Orotelli nel 1919, ha avuto 7 figli: 4 femmine e 3 maschi.Diversi componenti della sua famiglia superarono la soglia dei 90 anni, suo padre infatti morì a 92 anni mentre lo zio a 97 . Inizìò a lavorare già da ragazzino in campagna tra i vigneti e gli oliveti. In particolare era solito dedicarsi alle vendemmie per produrre il vino e l’acquavite ( s’abbardente).
Ha sempre fatto una vita regolare e senza vizi: niente alcool (fuori dai pasti) o fumo. La sua dieta è sempre stata quella tipica degli uomini di campagna: pane fatto in casa, formaggio, un bicchiere di buon vino, la sera un piatto di minestra, raramente la pasta o la carne.
Ama la compagnia e gli piace ancora oggi parlare e raccontare di storie vissute.
Di seguito la sua Intervista :
<<Ho lavorato sempre nei vigneti sin da piccolo , facevo il vino e l’acquavite (“abbardente”) .In particolare "s’abbardente" la facevamo 1 mese dopo la vendemmia dopo aver pigiato gli acini a piedi nudi ("pistada o ispremida") e dopo averli sottoposti a torchiatura ( "suppressare"). Dopodichè gli acini venivano ammassati e lasciati fermentare per almeno un paio di mesi” ; “s'ainata”(la vinaccia) la chiamavamo , la trasportavamo col carro a buoi e la scaricavamo nel luogo dove veniva distillata s'abbardente. Questo lavoro lo facevamo sempre di notte e partecipavano molte persone ed era un modo anche per stare insieme . Per la distillazione ("Istillare") usavamo degli strumenti specifici , in particolare : “unu limbiccu” (alambicco) con una serpentina in rame e “unu lapiolu de ramene” (pentolone in rame) contenente le vinacce; venivano posizionati su una “tripide” (treppiedi) dove veniva acceso il fuoco. Il calore non doveva essere troppo forte e l'ebollizione (uddire) doveva essere graduale e costante. Il primo bicchiere prodotto veniva scartato perchè tossico e venivano scartata anche “sas coas”(la parte finale ). Ogni tanto qualcuno nell’assaggiarlo esagerava un pò e a lavoro finito continuavamo la serata( "sa rebotta") in allegria.
Mi ricordo di un episodio divertente che successe in una di queste occasioni : uno una volta anzichè uscire dalla porta entrò in un armadio a muro dove c’era conservato il formaggio e gli altri gli chiesero: -:<< ite paret s'aera? >> ( che aria tira?) e lui rispose :<< est a fracu e casu>> ( ha l’odore del formaggio).
I miei ricordi delle feste ad Orotelli vanno sopratutto al carnevale.Negli anni 30 / 40 ricordo ancora i Thurpos che animavano le stradine buie del paese con le loro scorrerie notturne e si esibivano spontaneamente; la loro prima uscita era quella del 16 Gennaio in occasione di Sant’ Antonio. Uscivano in gruppi di tre o quattro adulti, seguiti da gruppi di bambini e dalla curiosità dei grandi. Per “sa tenta” (per catturare persone ) usavano “Sas Socas o Reinacros” che venivano usati solitamente per guidare i buoi; erano infatti delle corde prodotte dai calzolai con la pelle dei bovini; lo scopo era quello di farsi offrire da bere, mentre il giorno di carnevalone erano i Thurpos che offrivano da bere a tutti .
Tra le feste più importanti in paese ricordo, oltre a quella del Patrono di San Giovanni Battista (24 Giugno), quella del 29 Agosto,in cui molti compaesani quali Barore Sassu,Remundu Piras, Tucconi si esibivano in gare poetiche. In quelle notti si sentivano nelle strade e nelle piazze del paese i canti a tenores e i balli sardi che terminavano la mattina seguente.
Ricordo con piacere anche la festa della Madonna di Pompei e San Isidoro (nel mese di Maggio) perchè si organizzavano le corse dei cavalli e la processione con un centinaio di buoi addobbati con tappeti e arazzi e le arance infilate sulle corna.
Il giorno di PASQUA di resurrezione c’era "S'Icravamentu" che ancora oggi si fa , ma a differenza del passato ,ahimè, non ci sono così tanti bambini che partecipano ; manca anche il loro chiasso infernale,quello che producevano con le " matraccas" : si trattava di una tavola rettangolare con una piccola verga di ferro che sbattendo sul legno faceva un rumore assordante.
Quando ero piccolo io ci divertivamo in occasione “de Su Mortu, Mortu” : andavamo nelle case per chiedere dolci o frutta secca e papassinos. La frase che dicevamo non appena ci aprivano il portone era sempre " dademi su mortu mortu si no bos caco s'ortu " .
In occasione di San Antonio era bellissimo il grande fuoco nella piazza della chiesetta : noi ragazzi andavamo in giro per il paese a trasportare tronchi legati ad una corda che prendevamo “ dae sos linnarzos” che ogni famiglia aveva preparato come provvista per il freddo dell'inverno. La festa avveniva attorno al fuoco , si stava in compagnia ballando i balli sardi, bevendo buon vino e osservando la prima uscita dei Thurpos. Aspettavamo così il carnevale>>.



