Pasqualina Casula

------------------------------------------------------Copyright: testo + foto: Laura Mele

 

 Pasqualina Casula

:<<Sono nata a Bolotana nel 1922 in una famiglia composta da sei figli ( 4 donne e 2 maschi). Mia madre era casalinga e mio padre agricoltore inizialmente, tant'é che d'estate era solito fare il contadino piantando “ortalizie” e non ci mancava niente.

Andammo via dal paese natale quando io avevo appena compiuto i 18 anni; il motivo di questa scelta fu il lavoro perché i miei genitori cambiarono mestiere occupandosi della vendita di bevande gassate. Ci trasferimmo a Carbonia alla fine del 1941; avevamo un appartamento al piano terra in cui c'erano due serrande adibite ad attività commerciale con la scritta "ditta Cappai". Una vita completamente diversa quindi rispetto a quella a cui eravamo abituati a Bolotana, a partire dalla casa, vivevamo infatti in appartamento e non più in una casa singola>>.

 

LA MIA VITA A BOLOTANA

 

LA VACCA

:<<Non potrò mai dimenticarmi dell’episodio della vacca che sogno ancora oggi. Ricordo che era una mattina, ed io insieme ad altri compagnetti stavamo facendo il percorso a piedi  per andare a scuola quando tutto ad un tratto incontrammo una vacca in mezzo al sentiero; aveva delle mosche su tutto il corpo perciò si dimenava cercando di togliersele di dosso. Avevamo quindi la strada sbarrata e il timore di avanzare era troppo grande. Morale della favola: non andammo a scuola quel giorno ed io da allora ho sempre timore delle vacche>>.

 

LA LAVORAZIONE DELLA LANA

:<<La mia famiglia non aveva pecore e per questo la  lana la si comprava dai pastori: ma  mica era pulita come si vende oggi! Era molto sporca.

La procedura della sua lavorazione era a grandi linee la seguente: si scartava la coda, il vello intero si lavava con acqua tiepida e si risciacquava tante volte per poi metterlo ad asciugare al sole. La lana veniva cardata con pettini di metallo e poi filata utilizzando il fuso, mentre con l'arcolaio si faceva la matassa ( gomitolo pronto per la filatura) che si immergeva nell' acqua calda con erbe e bacche selvatiche per essere colorata>>.

 

FESTE A BOLOTANA

:<<A Bolotana si festeggiava  San Bachisio ai primi giorni di  Maggio e di  Ottobre.

Per la parte religiosa c'era sempre la messa solenne e la processione con la confraternita ( fedeli, cavalli e cavalieri).

Mentre il Comitato organizzatore pensava ai festeggiamenti civili in piazza con la fiera in cui non potevano mancare le bancarelle con il torrone, dolciumi, giocattoli, vasellame (cestini, oggetti di rame, di sughero) e poi i balli sempre presenti, le gare poetiche e molto vino.

 

Noi donne non eravamo libere di fare quel che volevamo essendo ragazzine, non avevamo tanta libertà o comunque non quella che c'è ai giorni d'oggi>>.

 

LAVARE AL FIUME

:<<Per fare il bucato  avevamo un pozzo in mezzo alla stanza e lo facevamo là.  Mia madre mi dava il cloro  per lavare perchè per la cenere ci volevano due caldaie ed il procedimento era il seguente: facevamo il fuoco tra dei sassi e ci mettevamo su un pentolone con cenere e acqua che doveva bollire. Una volta tolto dal fuoco il tutto veniva lasciato riposare e sedimentare . Nel frattempo si metteva sul fuoco una seconda caldaia nel cui fondo si mettevano vecchi stracci chiari per non far bruciare la biancheria da lavare. Si travasava poi dentro questa  l'acqua calda senza la cenere e una volta che riprendeva il bollore  si iniziavano a mettere a bagno ( lavare) prima i capi chiari e via via fino a quelli più scuri. Il tutto veniva risciacquato al fiume vicino ( il fuoco si faceva in riva al fiume). I panni si asciugavano sui cespugli nel prato pulito nelle  belle giornate, mentre in quelle brutte si riponeva la biancheria strizzata nei cesti e si asciugava in casa>>.

 

LA MIA VITA A CARBONIA

:<<Ti descrivo un po' Carbonia: nacque come villaggio operaio costruito a bocca di miniera. Le case erano di proprietà della Carbonsarda e ai minatori l'affitto veniva decurtato dalla paga. Chi non lavorava in miniera aveva la casa con affitto maggiorato. Devo dire che comunque a Carbonia tutto sommato si viveva bene allora perché lavoravano tutti. Durante gli inverni ci si poteva scaldare con le stufe a carbone e le case avevano l' acqua, la luce e le fogne.

 

A Serbariu, dove vivevamo noi non era così perché c'era una fabbrica che non dipendeva dalla carbonsarda: le case venivano date prima a quelli della Carbonsarda e quindi noi abbiamo dovuto comprarla.

Mio marito lavorava in miniera e con me parlava raramente delle condizioni di lavoro cui erano costretti a sottostare,  mi diceva però che quando stava per calarsi sottoterra si faceva sempre il segno della croce. Una delle uniche vicende che mi raccontò era la seguente: un giorno a lavoro vide un gruppo di topi correre via per i cunicoli a grande velocità e da da allora imparò che questo succedeva quando c'èra una fuga di gas. Da allora considerò il topo quasi come un amico, come un' avvisaglia di pericolo imminente. Tornando a mio marito, lui era caposquadra e turnista e lavorava 8 h a turno.  Contrasse la bronchite che poi divenne cronica e morì di silicosi  nel Marzo del 1987>>.

 

IN GUERRA

:<<Ho vissuto il periodo della guerra a Carbonia e quando hanno bombardato in piazza ho visto esplodere una bomba che cadde proprio dietro la nostra abitazione. In casa tenevamo porte e finestre chiuse e con gli scurini abbassati perchè altrimenti alla vista della luce o di qualche movimento ci avrebbero mitragliato. Quando ho visto cadere la bomba, nel 1943, ero incinta. La guerra ha portato tanta distruzione e quando è finita eravamo tutti alla fame ma grazie a Dio mio marito aveva un' occupazione anche durante quel periodo perché è rimasto in miniera; infatti gli avevano concesso l’esonero militare perchè il carbone serviva troppo>>.

 

LA MALARIA

:<<A Giugno del 1940 abitavo a Serbariu ed ho contratto la malaria ( avevo 18 anni) che ho curato con la mistura baccelli contenuta all'interno di una bottiglietta di vetro che il farmacista riempiva al bisogno. Ricordo che aveva un colore scuro ed il sapore era amaro>>.

 

DIVERSITA' TRA BOLOTANA E CARBONIA

:<<La diversità era tanta: la gente barbaricina era più sincera ed affidabile, tant'è che le amiche che vivevano a Carbonia erano delle mie parti. Quelli di Carbonia dicevano che noi del nuorese eravamo tutti ladri e anche il proprietario di casa ci diceva che eravamo arretrati. C'era una grande differenza  anche per quanto riguarda le abitazioni rispetto al nuorese : qui c'erano i bagni dentro casa, i lavandini e la vasca per lavarci mentre a Bolotana no>>.

 

ARRIVARE ALLA MIA ETA':

:<<Non ho mai fumato, nè bevuto vino. Credo di essermi tenuta in forma tenendomi sempre occupata, facendo il  pane carasau e la  pasta in casa sia per me e per i  miei figli>>.

 

IL MANGIARE

:<<Prima il mangiare era più genuino mentre ora non si sa cosa mangiamo. Non acquistavo quasi mai cibi pronti ma facevo tutto da me. Compravo sempre la farina di Bonorva, che nn era farina 00 , era migliore perché quando la stendevo non tornava indietro .

Nella dieta non  potevano mai mancare le verdure, patate bollite, fagioli e zucchine.

La carne era poca, non c’erano le fettine  a meno che non moriva qualche vacca o pecora o capra anche se raramente.

Mangiavamo spesso erbe con le quali facevamo la zuppa, per esempio il finocchio sardo si bolliva inizialmente e successivamente si metteva a soffriggere con l'olio, il formaggio molle e duro... Il mangiare era quello e non morivamo di fame>>.

 

I RAPPORTI DI UN TEMPO

:<<Trattavamo molto, sopratutto con i vicini di casa mentre ora anche se ti senti male per strada nessuno si ferma ad aiutarti. C’ è un sacco di gente malata e sola>>.

 

Dopo l'intervista mi invitò il caffè e si rilassò ( precedentemente era molto emozionata). 

Continuavo a guardarla e non riuscivo a capacitarmi della sua età, la sua pelle, solcata da poche rughe era rosea come quella di una ragazzina.

Dopo avermi offerto dei dolcetti mi mostrò i suoi lavori fatti ad uncinetto e per uno di questi mi disse :<< Ti piace? Da oggi sarà tuo!>>. Continuò a parlarmi dei suoi nipoti e di Lara che vive in Uk tramite la quale promuove la cucina sarda attraverso le sue ricette in Inghilterra.


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