Tzia Assunta

  ---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Copyright : foto, intervista, testo----- Laura Mele -----------------------------------------------------------

 

Stava là, affacciata vicino all’unica finestra della stanza, come ogni mattina, a sorseggiare il primo caffè del giorno. Un debole raggio di  sole si faceva spazio tra le trame della tenda esaltandone  il colore dei suoi capelli. Erano come fili d’argento che si raccoglievano raggomitolandosi  in un semplice cricchile.

Teneva in mano una tazzina color bianco latte interrotto in più parti da alcuni disegni  e da motivi rilevati che raffiguravano fiori, foglie e la natura in generale. 

Ogni suo sorso custodiva un ricordo, di quelli lontani, lunghi 100 anni.

Suonò il campanello. In realtà era quello di casa mia. Così realizzai che stavo solo fantasticando, immaginando tzia Assunta nella sua quotidianità prima di accingermi  a scrivere la sua storia.

 

Tzia Assunta

Chi lo sa quanti fili si intrecciano, quanti si incontrano per poi annodarsi, e quanti si slegano in direzioni diverse per formare quei ricami  floreali.

Tzia Assunta solleva l’indice indicandomeli sulla camicia bianchissima che indossa quotidianamente. Le cingono il collo ed i polsi. Solleva le spalle,  ed aggiunge :<< Ecco come mi tengo impegnata durante i giorni, questo è uno dei passatempi che preferisco e fino a qualche anno fa è stato per me il mio lavoro di sempre, quello che iniziai quando ancora ero una bambina non appena terminai la quarta elementare>>.

Tzia Assunta, classe 1919, nasce ad Arzana provienendo da una famiglia composta da 4 sorelle ed 1 fratello. Il padre era muratore. Lei ha svolto altri lavori oltre quello del cucito come zappare la terra per la semina, raccogliere patate,fagioli e grano.

Vive con la sorella Ida da sempre e insieme a lei è solita preparare i culurgiones.

 

CULURGIONES

:<< Associo spesso i culurgiones alle feste di paese, forse perchè quando ero piccola non potevano mai mancare in tavola  per queste occasioni. Usavo la semola e l’acqua per l’impasto della sfoglia e per il ripieno prediligevo quello di patate e pecorino. Ricordo ancora il sapore, fortissimo e caratteristico. Ora il gusto è un pò cambiato, forse anche per le diverse varianti  di farcitura; qualcuno è solito utilizzare la peretta per esempio. Tra l’altro quando li preparavo li mangiavamo subito proprio per far fronte  alla mancanza dei  frigoriferi>>.

Ogni tanto fa una pausa, si volta verso la sorella, le sorride per poi riprendere.

 

RICORDI DEL PERIODO DELLA GUERRA

                                                             LE DONNE  COME AUTORITÀ IN CASA

:<<Sono stati mesi ed anni difficili, segnati dalla povertà, duro lavoro e alcuni giorni dallo sconforto. Noi donne dovevamo sostituire gli uomini sia come autorità in casa che professionalmente. Una delle mie mansioni è stata anche quella di seminare, raccogliere e andar a portare il grano al mulino. In merito a questo avevo delle limitazioni dovendone macinare 11kg la settimana. Ricordo di un guardiano gentile che spesso chiudeva un occhio e me ne faceva macinare di più, fino a 35 Kg!>>

                 

                                                                   I FURTI

:<<In quegli anni ho il ricordo di lunghi periodi caratterizzati da una siccità incessante e di una ricerca di cibo spropositata. La fame era davvero tanta e spesso nelle campagne capitavano dei furti nei giorni sucessivi alla semina delle patate, c’era chi si lasciava sopraffarre dalla disperazione per rubare i semi appena piantati>>.

                                                                DOLCI RICORDI

:<<Ci arrangiavamo come potevamo, il caffè per esempio lo ricavavo dalle ghiande che tostavo prima e macinavo dopo. La caffettiera che utilizzavo (“Su filitru”) era enorme ed una volta pronto la mattina ero solita inzupparvi il pane all’interno aggiungendoci qualche granello di zucchero nero, grezzo, per addolcirlo, che le botteghe importavano dal “continente”>>. 

                                                                LA LIBERAZIONE

:<<Fra i tanti episodi non dimenticherò mai il giorno della liberazione. Se chiudo gli occhi è  come se lo rivivessi, riecheggia ancora nella testa come fosse un martello in funzione. É il rumore ripetitivo della suola delle scarpe che batte contro i ciotoli delle stradine dei vicoli del paese; un fiume di  persone accorreva in piazza urlando frasi di gioia. Le donne ora  aspettavano impazienti il rientro dei mariti dalla guerra.  Passammo da un periodo buio in tutti i sensi, poichè le illuminazioni scarseggiavano, ad un “periodo di luce” perché nelle strade del paese furono installate le illuminazioni. Questo lo ricordo con gioia>>.

 

GIORCHI DELL’INFANZIA 

:<<Giocavo spesso “a porros” utilizzando 5 pietre piccole: una la lanciavo in aria e prima che toccasse il suolo dovevo prendere l’altra e rilanciarla.

Le bambole le costruivo da me ricavavandole da parti di stracci, la mia si chiamava “ sa pippia e thappuli “>>.

 

COME MI TENGO IMPEGNATA

:<<Guardo tutti i giorni la televisione, un pò tutti i programmi, ma il mio preferito è l’eredità. I miei genitori l’hanno acquistata nel 1965 circa ed uno dei primi collegamenti a cui ho assistito è stato lo sbarco sulla luna. Ricordo che tutto il vicinato si era unito a noi osservando la diretta>>.

 

IL MIO SEGRETO PER ARRIVARE QUASI A CENTO ANNI? :<<Ci si può arrivare smettendo di lavorare >>.

Ride molto per poi continuare...

 

:<<Non so neanche io che consiglio dare ai giovani affinché arrivino alla mia età perchè in realtà neanche io so come ci sia arrivata, forse senza nessun vizio, a parte il caffè a cui non rinuncio mai! Il vino non fa parte della mia dieta e neanche il lardo che non ho mai assaggiato. Devo ammettere che ho sempre mangiato poca carne e formaggio qualche volta. Prediligevo le patate, i piselli, le erbe selvatiche come la cicoria ed il finocchio  che usavo per preparare il  minestrone. Non avevo molta scelta, lo mangiavo a pranzo, a cena e a colazione spesso. In tavola la seconda portata era una rarità>>.

Poco prima di andar via tia Assunta mi chiese :<<Vuoi vedere il regalo che mia madre mi fece al battesimo?>>.Così la seguii e mentre scendeva le scale, gradino dopo gradino, mi condusse in un salone e in direzione di un tavolino mi indicò  un servizio di tazzine da caffè.

Andando via udì per strada il mio nome. Qualcuno mi chiamava. Così mi voltai e le vidi affacciarsi sulla finestra del corridoio della loro casa, che con la mano sollevata mi salutavano sorridenti. Che belle tia Assunta e tia Ada! È raro trovare tra due sorelle un rapporto così forte e saldo, proprio come quello che le lega. Nei loro sguardi, nei loro discorsi, nel loro intendersi avverto una complicità straordinaria che le accompagna ogni giorno da quasi cento anni..