Tzia Michela
TZIA MICHELA (Corvitu)
Una pioggerellina finissima, di una mattinata di fine Ottobre, mi accompagnò per i vicoletti del paese. Faceva freddino anticipando quasi il clima invernale, ma non lo percepivo. Ero impaziente di fare la sua conoscenza. Non appena giunsi nel cortile di casa sua notai subito un enorme albero di noce che stando a fianco al portone d’ingresso mi dava il benvenuto. Tutto era in ordine e ben curato, capii subito che il giardinaggio poteva essere uno dei suoi passatempi preferiti.
Entrai nella sua abitazione lasciando fuori l’Autunno.
Tzia Michela (classe 1922) mi stava aspettando. Stava là in penombra, seduta sul divano della cucina, tutta intenta a leggere un quotidiano, sfruttando la tiepida luce dell’unica finestra di quella stanza. Mi presentai e vidi la mia gioia riflessa nei suoi occhi; la sua espressività accompagnata da una affettuosità singolare erano ciò che mi colpirono più di tutto. Avevo ormai dimenticato il freddo per lasciar posto al calore avvolgente di quella casa.
Iniziò a sussurrare un fiume di parole, a partire dai suoi ricordi nell’ambito scolastico :<<Ho frequentato i 5 anni delle scuole elementari, sia la mattina che il pomeriggio, concedendomi giusto un attimo di pausa per il pranzo per il quale ero solita rientrare a casa. Ad aspettarmi c’erano sempre mia madre e mia sorella che ha vissuto con noi per parecchi anni ( 25 anni) per poi andar via quando si sposò ormai adulta. I bambini si erano così tanto affezionati a lei da voler continuare a chiamarla nonna anche se effettivamente era la zia.
Non appena terminai gli studi andai a lavorare nelle campagne perchè mio padre era contadino ( massaiu) e posso dire che ha lavorato tantissimo la terra seminando grano a più non posso! Io lo aiutavo andando a zappare e mietere quando ne aveva bisogno. Andavo anche a fare gli orti piantando patate e fagioli e devo dire che i tempi non erano come sono ora! Era necessario lavorare ed arrangiarsi per sfamare la famiglia. Se uno aveva la terra la lavorava mentre se non voleva farlo era costretto a vendere quel pezzo che possedeva>>.
Continuò a raccontare e quando iniziò a parlare del marito i suoi occhi divennero subito lucidi, le labbra si distesero diventando sottilissime ed asserirono :<<Mio marito l’ho conosciuto in campagna. Era pastore. Fece la campagna di Russia dal 1939 al 1943 insieme a mio fratello che diversamente da lui non rientrò mai morendo in guerra a 26 anni. Mio marito rientrò in paese nel 1943.
LE FESTE A OLLOLAI:
:<<Per quanto riguarda le feste ricordo Santu Porthulu , Santu Juvanni , Santu Antoni, Santu Perdu. A mio parere, quando ero piccola, queste erano più sentite e diverse persone accorrevano dai paesi vicini per partecipare ai balli e ascoltare le gare poetiche. Era un pretesto per ritrovarsi ed una occasione per riposarsi dal lavoro intenso dato che diversamente dai tempi attuali non eravamo tutti i giorni in festa come lo siamo ora.
Cosa volete che vi dica! Bisogna lavorare! Le ragazze ora non vanno più nelle campagne perchè si sporcano i piedi.
Prima non erano presenti tutte le comodità attuali. Nelle case la luce elettrica non esisteva e neanche l’acqua. C’erano infatti le lampade ad olio o le candele di carburo per poter avere un pò di luminosità. Ora invece c’è di tutto e non ci si accontenta mai. L’acqua andavamo a prenderla dalle fontane di Ollolai, più nello specifico sotto “sa funtana manna”. Ora invece vanno in quella dove c’è vicino il cimitero. Nelle case l’abbiamo avuta intorno agli anni 60.
A OROTELLI
:<<Voglio raccontarti di un episodio in particolare, di una volta in cui, con mia mamma andammo ad Orotelli per vendere le patate per poi acquistare il grano. Ci spostammo con il camion e una volta arrivate al paese vendemmo subito delle forme di formaggio e i fagioli, mentre non riuscimmo a fare grandi affari con le patate dandone via solo qualche sacco. Per via del mal tempo non eravamo potute ripartire subito rimanendo là per due giorni ospiti di un’amica e quando andammo via le lasciammo le patate invendute ( ne avevamo portato venti quintali). Passò del tempo e a casa arrivò una lettera da parte della nostra amica di Orotelli perchè a quei tempi non c’erano mica i telefoni. Questa ci esortava a ritornare al suo paese per ritirare il guadagno ed i sacchetti di patate invendute. Ci recammo lì e trovammo un paio di sacchetti con all’interno solo patate piccole piccole. Capimmo quindi che a Orotelli selezionavano solo le patate più grandi (sa madura) mentre quelle minute le scartavano. Noi comunque non ci dammo per vinte e presi i sacchi invenduti decidemmo di provare a rivenderle. Infatti in un’ora le acquistarono per la semina. Rientrammo quindi in paese>>.
S’ABBARDENTE
:<<Tra i paesi vicini capitava spesso che si facevano degli scambi di prodotti; in particolare mi ricordo che ad Ollolai venivano di frequente delle persone di Dorgali per vendere il vino o l’acquavite per esempio, ed in paese ci rimanevano anche 4 giorni. Ciò che non riuscivano a vendere me lo lasciavano ed io lo vendevo da parte loro. Prima però commerciare l’acqua vite era proibito e spesso passavano i carabinieri per fare i controlli ed ad Ollolai per esempio una volta ne avevano sequestrato 45 litri. Ricordo infatti quando nascosi l’acquavite nella gabbia dei maiali ma la scovarono ugualmente>>.
IL MANGIARE:
:<<Mangiavamo spesso il minestrone che facevamo sia con le verdure di nostra produzione che con le erbe selvatiche come armulanza, apara, inucru. Di questi tempi invece quando vuoi cucinarlo e vai alla bottega per acquistare gli ingredienti spesso non trovi neanche il cavolo! E come lo fai allora il minestrone? E l’insalata? Oppure quando trovi di questi prodotti spesso sunis tostos e’ sa balla! Non hanno niente a che vedere rispetto a quelli che producevamo noi negli orti.
In passato nelle famiglie più povere spesso qualche pasto saltava. Se qualcuno infatti non produceva niente di proprio o se non aveva i soldi il più delle volte restava senza mangiare. Mi viene da pensare a quanti sono cresciuti con poco cibo!
Diceva un vecchio di Ollolai (orfano già da bambino) che alcuni giorni mangiavano solo due patate al giorno mentre altri niente. Ora invece succede tutto il contrario, si ha troppo e quasi si ha vergogna di andare a lavorare negli orti per paura di sporcarsi le scarpe mentre noi con i piedi sbarravamo anche i solchi impedendo che l’acqua defluisse.
Circa 20 anni fa modificai la mia dieta. Accadde quando mi vennero a trovare Dott. Soro con la moglie che esercitava il mestiere di medico. Lui mi chiese se la cena fosse per me un pasto regolare ed io gli risposi :<< Per forza mangio a cena, cosa resto senza mangiare?>>.
E la moglie che è medico mi suggerì di non mangiare tanto a cena mentre a pranzo si. Mi consigliava di bere una tazza di latte e di mangiare un frutto così sarei stata meglio. Seguii il suo consiglio e da vent’anni mangio in questo modo>>.
S’ISTRUMPA
:<<S’istrumba è una lotta nata ad Ollolai. Ricordo dei ragazzi di paese che la praticavano e “Gherravana a s’istrumpa” quando si incontravano con altri “campioni” dei paesi vicini. Ogni paese aveva il più forte.
Ha raggiunto maggior notorietà negli anni 80’ sucessivamente all’introduzione dei primi tornei ed in seguito alla possibilità di iscriversi alla federazione delle lotte celtiche. Questo permise anche ai non sardi di poter partecipare alle gare>>.
FRANCO COLUMBU
:<<Si formò nella palestra Barbagia insieme ad un gruppo di ragazzi di Ollolai che come lui erano appasionati di sollevamento pesi e di pugilato .Divenne poi un culturista e la scuola che lo fece diventare un campione fu in Germania e non ad Ollolai>>.
DURANTE IL GIORNO
:<<Passo le giornate a leggere molto e ad uscire in cortile quando il tempo lo permette. Fuori c’è una pianta di noce ed io prendo sempre un bastone, faccio cadere le foglie per poi raccoglierle. Oppure sto sempre innafiando le piante o leggendo il quotidiano>>.
Lasciai casa sua provando ad immaginare la scena di lei, delle foglie, dell’albero di noce e ripercorrendo a ritroso gli stessi vicoli del paese non poteva non tornarmi in mente la sua risposta alla mia ultima domanda :<< Cosa farebbe se un turista venisse ad Ollolai? >>
E lei sgranando gli occhi, avvicinandosi a me e sollevando le sopracciglia mi sussurrò :<< Gli darei il benvenuto nella nostra comunità>>.
Sorrisi. Ripensai alla sua contentezza mentre parlava dei nuovi arrivati nel suo paese (le famiglie di olandesi), così cordiali e gentili e mi rivenne in mente il suo discorso sulle case ad un euro e di quanto stiano giovando all’economia del suo paese.
Mi ricordai del suo suggerimento ai giovani incentrato sull’importanza di vivere all’estero, di fare nuove esperienze per poi riportarle in Sardegna in modo da creare più occupazione attraverso nuove idee in ambito lavorativo.
Sentire ciò era per me davvero incredibile e mi fece riflettere. Pensai quanto tutto questo abbia condizionato e stravolto in modo positivo il modo di pensare di svariate persone del suo paese.



