TZIU BONARIU
Tziu Bonariu
Un pomeriggio d' Estate mi recai a Tiana far visita a tziu Bonariu (classe 1918) che visibilmente emozionato e quasi incuriosito della mia presenza acconsentii a raccontarmi di se. É sempre difficile esternare ciò che si é provato durante i periodi più difficili della vita, figuriamoci a 100 anni e lui ne ha passate tante, é stato infatti prigioniero in un campo di concentramento russo durante la guerra. Con mio stupore raccontava di questo ritaglio della sua vita quasi come se stesse parlando di un avvenimento come tanti altri interrompendosi qualche volta per sorseggiare un po' d'acqua e recuperare fiato.
:<< Molte delle emozioni ed episodi che ho vissuto in quel periodo>> mi disse :<< non riesco ad esternarli ma li custodisco in quel cassettino che ognuno di noi ha dentro di se, ed ogni tanto affiorano alla mente sotto forma di sogni, magari la notte, perché si sa, ormai hanno condizionano la mia vita e sono infatti la mia vita stessa!>>.
Di seguito la sua intervista:
:<<In famiglia eravamo 4 figli.
Ho frequentato solo sino alla seconda elementare e mi ricordo di un maestro di Ovodda ( maestro Sedda) che veniva a Tiana ad insegnare. Non ho molti ricordi di quel lasso di tempo essendo rimasto poco a scuola. Ora invece si ha la fortuna di studiare sino all’Università e se con la mente torno indietro negli anni al periodo della mia infanzia realizzo che ora tutto é diverso.
Penso a come i tempi siano cambiati e per farti un esempio banale quando volevamo acquistare qualcosa dovevamo ricorrere al baratto: aspettavamo quindi che la gallina facesse l’uovo perchè con questo potevamo comprare qualche bene di prima necessità dalla bottega. Scambiavamo un uovo con del pane, oppure con 7 granelli di caffè o con del petrolio per l’illuminazione. Il pane era poco e c’era una miseria enorme che non ti so neanche descrivere perché nel 1914-1918 era scoppiata la guerra contro l’Austria e questo aveva portato alla povertà più estrema. Mancava tutto.
Per quanto riguarda l’alimentazione gli adulti erano soliti mangiare il lardo, pane e formaggio e cercavano sempre "sa pudda" (la gallina) per comprare il caffè. I piccoli invece preferivano pane e caffellatte >>.
La MIA DEPORTAZIONE
:<<Ho fatto la guerra e sono stato internato in un campo di concentramento in Russia. Sono partito nel 1943 e alla fine di quell’anno ero giá un prigioniero. Ci avevano catturato perchè l' Italia era uno stato nemico della Russia assieme a tanti altri.
Ho sempre pensato che l'entrare in guerra sia stato un pretesto ideato da certi criminali (penso io) per governare l’Europa.
Comunque ho fatto tre anni dentro il campo di concentramento. Ci trovavamo al confine dell' Europa, al limite dei monti Urali ( non verso la Siberia). Stavamo là in un territorio da cui di fronte potevamo vedere la Finlandia. Facevamo dei lavori che servivano per il sostentamento del campo di concentramento stesso, tagliavamo e raccoglievamo la legna che serviva come provvista per l’inverno e durante l'Estate andavamo invece a lavorare nelle campagne, a mietere, a piantare le patate.
Per quanto riguarda il mangiare il "menù della casa" era il seguente: minestrone a colazione e a fine mattinata che ci doveva bastare per pranzo/cena perché le giornate erano cortissime. Questo fortunatamente era accompagnato da 700 gr di pane ( sottoforma di una pagnotta che veniva cotta in un recipiente).
Il trattamento che ho subito io in quegli anni da internato devo dire che è stato buono; i russi li definisco molto ospitali (come possiamo essere noi sardi) e praticavano quasi tutti la religione cristiana ( proprio come gli italiani).
Il vero nemico durante quegli anni di deportazione é stato il freddo e la lontananza dalla mia terra e non , per assurdo, chi ci teneva prigionieri. Ricordo ancora del giorno in cui mi si congelò un dito del piede. Noi italiani e, a maggior ragione noi sardi ,non eravamo abituati ad inverni così rigidi. Tutto sommato però sono stato molto fortunato e l'evolversi degli eventi ha giocato a mio favore. Devo aggiungere quindi che la mia vita in quel periodo è stata condizionata dai prigionieri russi (i quali si trovavano nella mia stessa condizione) che lavoravano per un commando italiano e io diventai loro amico. Andavo con loro nei paesi vicini per chiedere la magonga ( tabacco) e mi insegnavano un pò di russo, le espressioni più elementari, che per la comunicazione consideravo fondamentali per la sopravvivenza.
Dalla Russia in Italia siamo rientrati in treno attraverso la Polonia e la Germania. Ci abbiamo impiegato in tutto un mese per rientrare in Sardegna non essendoci tanti mezzi e poi perché durante il tragitto siamo stati ostacolati dai soldati russi>>.
AL RIENTRO DALLA GUERRA
:<<Dopo esser tornato dalla guerra ho fatto il pastore. Praticavo la transumanza verso Oristano, Sassari e Cagliari. Mi spostavo da Tiana prima dell’inverno perchè la neve in montagna restava piu di un mese e quindi si doveva partire dove si poteva lavorare con il bestiame. Durante gli spostamenti ci orientavamo con le stelle.
Un anno sono andato a Pula e per due anni nella zona di Olbia. Se restavi qui in paese perdevi il capitale a causa delle condizioni climatiche avverse durante gli inverni, e dato che allora si viveva quasi esclusivamente di pastorizia e di agricoltura in Sardegna. A quei tempi poi in montagna si rubava spesso il bestiame, perciò si dormiva poco o niente per sorvegliarlo>>.
UNO DEGLI EPISODI PIÙ BELLI DELLA MIA VITA
:<<Ricordo che dopo la guerra sono andato in Romania per cercare un amico di guerra, avevo preso l’aereo e avevo fatto Roma - Vienna. Essendo stato in guerra avevo imparato il Rumeno e una volta arrivati a Bucarest al campo di aviazione un uomo mi disse che lo conosceva e mi avrebbe condotto da lui. E'stato proprio un colpo di fortuna ed uno tra gli episodi della mia vita che ricordo con felicità>> .
COME ARRIVARE A CENTO ANNI
:<<Il segreto per arrivare a 100 anni è: non abbandonare mai la speranza in qualcosa in cui si crede, essere fiduciosi ed essere corretti nel mangiare e nel bere, senza mai esagerare.
Io non mi sento di dare nessun consiglio ai giovani d’oggi per vivere bene, perché credo che dipenda dalla mentalità di ciascuno di noi e dal luogo in cui si vive>>.
TZIU TODDE
:<<Mio zio Tziu Todde risulta ancora oggi essere l’uomo più longevo che ci sia mai stato in Italia. Non aveva vizi. Beveva un bicchiere di vino al giorno, amava tanto la compagnia ma non usciva tutti i giorni. Era stato pastore e anche lui aveva fatto la guerra. Morì a 112 anni e 346 giorni>>.
COME MI TENGO IMPEGNATO OGGI
:<<Adesso mi tengo impegnato leggendo oppure mi piace molto fare i cruciverba. Adoro scrivere ciò che mi ricordo di quando ero piccolo e infatti sto annotando le mie memorie su un quaderno. La tv non la guardo per niente in quanto ora l’udito mi sta dando qualche problema>>.



