Tziu Giovanni Serrittu
TZIU GIOVANNI SERRITTU
Tziu Giovanni Serrittu nasce a Mamoiada nel 1923 in una famiglia composta da 9 figli.
Di seguito la sua intervista:
LA MIA INFANZIA
:<<Ho avuto la fortuna di frequentare le elementari qui a Mamoiada e all’epoca era molto difficile concluderle; infatti appena il 30% degli iscritti riusciva a ultimarle e io le ho terminate nel 1935. Finita la scuola sono dovuto andare a dare una mano a mio padre in campagna, lui faceva il contadino. In quel periodo il rapporto dei figli con i genitori era molto conflittuale, almeno per me lo è stato, con mio padre in particolare. E definirlo "padre-padrone" sarebbe un complimento! Lui era molto peggio ed in generale quasi tutti i contadini non erano molto attenti e responsabili nei confronti della famiglia, cioè della moglie e dei figli.
Io non perdonerò mai mio padre! Per descrivertelo meglio ti racconto di un caso in particolare che mi capitò quando avevo 13 anni: era il mese di Novembre e stavamo seminando il grano nella zona di Juvanne Canu (zona tra Nuoro, Orani e Mamoiada). Proprio in quel mese dovevamo stare là spesso e ci dormivamo anche. Mi ricordo di un bel giorno in cui a 13 anni, mentre aravo con l’aratro di ferro, passó di lì un signore di Mamoiada che si chiamava Luigi Barone e che salutò alzando il capo, proprio come si usa fare dalle nostre parti. Poi si rivolse a mio padre, che si chiamava Antonio, dicendo:<<Oè Antò, ajò a Mamojada! >>. Io speravo che non accettasse anche perchè avevamo molto lavoro da fare in quel periodo e dato il bel tempo dovevamo approfittarne. Luigi Barone insistette e mio padre accettò e partì con lui. Nel vederlo andare via lo bestemmiai in sardo e lui mi sentì, così prese una frusta di olivastro e mi diede tanti colpi. Poi si rivolse a me dicendomi che se in sua assenza volevo continuare ad arare potevo farlo altrimenti i buoi li potevo anche lasciare là da soli. Le opzioni erano le seguenti: o dovevo stare tutta la sera da solo sotto un albero ad aspettarlo o potevo raggiungere l’ovile più vicino dei pastori di Gavoi.
Nell'andare a Mamoiada lui però non rientrò mica a casa ma passo tutta la sera e la notte nella bettola e a casa rientrò a tarda notte ubriaco fradicio mentre mia madre pensava che stesse arando! Anche il giorno dopo non venne in campagna ed io ero sempre solo coi buoi e arai da solo. Tornò da me due giorni dopo! Questo per farti capire come un adulto come lui non si metteva scrupoli a lasciare un bambino di quell'etá da solo in campagna, giorno e notte. Mio padre era fatto così ma devo dire che molti contadini avevano lo stesso atteggiamento. Quindi dai 13 anni sino ai 18 sono stato a lavorare con lui e dovevo sottostare ai suoi atteggiamenti, che non sopportavo. A questo rapporto così conflittuale si aggiungeva poi la difficoltà nel trovare un pezzo di terra da arare e seminare perché i proprietari terrieri non ne davano, o era difficilissimo, e se lo davano era un terreno sporco e brutto. Inoltre si doveva dare 1⁄4 netto del guadagno al proprietario terriero e tu dovevi tenerti i 3⁄4 restanti e farteli bastare per tutte le spese dalla semina al raccolto. Era una condizione davvero triste>>.
GLI SPOSTAMENTI
:<<Ci spostavamo a piedi o con qualche asino; i cavalli ce li aveva solo qualche pastore ricco. Noi abbiamo avuto un asino con cui nel '36 e '37 ero solito andare a Nuoro a trasportare carichi di legna da vendere. Mi pagavano 4 o 5 lire e questi pochi spiccioli li portavo a casa perché ne avevano troppo bisogno. Per quanto riguarda poi il comprare qualche bene necessario prima era diffuso anche il baratto, e cioè si pagava con patate, formaggio e quel che si aveva, e ci si arrangiava così>>.
IL MANGIARE
:<< I cibi che si mangiavano di più erano le patate e i fagioli: le patate non potevano mai mancare ed i fagioli anche. Noi avevamo un pezzo di vigna ed un orto, che era di mio nonno, a una distanza di 1 km da Mamoiada, andando verso San Cosimo, e questo lo coltivavamo quasi tutto a patate. La carne si mangiava solo se si uccidevano o se i pastori davano delle bestie, alcune anche morte di carbonchio! Si mangiavano dopo averle bollite a lungo. Non c'erano soldi per comprare la carne e anche i macellai erano poveri; si trattava in genere di qualche pecora e capra, raramente bovina. E se a queste si aggiungeva un maiale di provvista, una famiglia poteva campare per tutto l ’inverno. Il brutto arrivava ad Aprile e Maggio quando le patate e i fagioli scarseggiavano e anche il maiale era finito. Così in quei mesi c’era molta carestia. Il pane si faceva d’orzo, mentre quello di grano era per i ricchi. E raramente, anche se eri malato, riuscivi ad avere il pane di grano. La pasta si mangiava solo qualche Domenica, se le donne racimolavano la farina, senno si aspettavano le feste>>.
IL VINO
:<<A Mamoiada prima non si produceva tanto vino come ora e quel poco che si produceva veniva venduto in parte anche in altri paesi che non avevano vigne come Orani, Sarule o dove ce n'erano poche. C’erano vigneti che oltre alla provvista per la famiglia producevano in piu anche 200 litri, che si vendeva>>.
I GIOCHI
:<<Ecco i giorchi ai quali ero solito giocare:
Musa: si tracciava una linea per terra e poi si stabiliva a che misura fare "l'entrata": la misura la si faceva partendo dalla riga con un piede in posizione dritta e l'altro di traverso rispetto alla riga stessa. Se per esempio si decideva di fare l'entrata dopo la terza significava misurare per 3 volte il piede dritto e 3 volte il piede di traverso. Dopodichè una persona si posizionava a questa distanza (ad esempio alla 'terza') in posizione seduta e curva, mentre un altro prendeva la rincorsa e saltava dalla riga, e poggiando le mani sulla schiena dell'altro doveva scavalcarlo senza sfiorarlo con le gambe. Se non riusciva a scavalcarlo in questo modo o invadeva col piede la zona oltre la riga, perdeva.
Prima e sa prima: si lanciavano per terra tre pietre. Se ne raccoglieva una e la si lanciava in aria. Quindi prima che questa ricadesse a terra si dovevano raccogliere le altre due e riprendere anche quella ancora in aria.
Si giocava anche a Paradiso o a Banditi e Carabinieri ( quello non mancava mai!). I bambini giocavano anche con carri di asfodelo o ferula che spesso costruivano da soli. Ho potuto nel tempo constatatare che questi giochi non erano solo tipici di Mamoiada ma erano 'mondiali': infatti quando sono emigrato in Francia ho trovato giochi simili e nel '46 passando in una stradina incontrai 3 bambini di 4 anni circa che saltavano la corda e li osservavo...e quando ci sono passato proprio vicino si sono fermati dicendomi:<<Signore,salti anche lei la corda!>>.
I MATRIMONI
:<<Ci si sposava spesso tra vicini di casa perché era una delle uniche possibilità che si aveva di conoscersi. Alcuni parenti andavano a chiedere la mano ai genitori della fidanzata, e qualcuno si faceva anche pagare per questo! Il giorno del matrimonio si usava dare gli auguri tagliando i piatti assieme al lancio del riso e del grano, davanti alla casa degli sposi. Il giorno del matrimonio poi lo sposo doveva portare una gallina alla futura moglie. Il tutto era organizzato dalle persone più anziane, probabilmente in segno di buon augurio>>.
IL PERIODO DELLA GUERRA
:<<Sono partito a fare il militare nel gennaio del 1943 e sono stato fortunato perchè ero nell' autocentro e ho imparato a guidare. Ero ad Ozieri ma noi guerra non ne facevamo; eravamo in zona di operazioni ma stavamo là a far nulla finche l'8 settembre del 1943 c'é stata la disfatta dell' esercito italiano, anche se qui in Sardegna sono rimasti ancora i militari, diversamente da altre zone d'Italia.Temevamo lo sbarco anglo-americano invece in italia l'esercito si è prima disfatto e poi ricongiunto con la Resistenza.
Ho fatto 3 anni di militare ad Ozieri e Pattada e poi sono stato a Cagliari da Novembre del 1943 fino al Febbraio del'44, anno in cui siamo dovuti andare con gli inglesi e gli americani in "continente". Siamo andati a sostituire una compagnia inglese di mezzi di trasporto a Brindisi>>.
EPISODIO
:<<Ritornando a parlare del periodo in cui facevo il militare a Cagliari ti racconto di un episodio che mi é rimasto impresso. Là c’era una fame terribile, non avevamo nulla da mangiare. C 'erano migliaia di soldati, e solo nel nostro reggimento eravamo tremila. A fianco a noi c'erano inoltre la sedicesima artiglieria, la marina e altri reparti di carabinieri. Non avevamo niente da mangiare. La razione giornaliera era di 130 grammi di pane nero e basta. A mezzogiorno mettevamo acqua salata nelle marmitte ( marmitta: è un grosso pentolone chiamato così in ambiente militare) e ci inzuppavamo una razione da 20gr di galletta ( pane duro che usava l ’esercito italiano ). La sera ci davano solo un pezzo di formaggio salato, "ma salato mi"... Un giorno ci siamo stancati e abbiamo buttato la marmitta per terra in segno di protesta e gli ufficiali scapparono per la paura! Un colonnello allora cercò di porre rimedio portando due maiali da cucinare, ma per tremila persone non bastava di certo. Comunque,dopo la nostra protesta i colonnelli hanno lanciato un appello a tutti i militari sardi che c’erano nel reggimento e che ci chiedeva di tornare a casa per portare pane e formaggio lì a Cagliari. Per questo ci hanno dato due giorni di licenza. C 'erano tremila soldati e solo un quarto erano sardi ma solo noi mamoiadini abbiamo accolto l'appello approfittando dei giorni di licenza. Una volta rientrati a Cagliari non sappiamo che fine abbiano fatto le provviste che avevamo portato ma potevamo immaginarlo dato che quei colonnelli erano dei poveri morti di fame. Mi ricordo che c’era un tenente più umano mentre il colonnello era un mascalzone e infatti avevamo inventato una canzoncina per lui “non vedo più a Zambrano con il codice penale in mano”. A Natale del 1943 la maggior parte erano stati mandati a casa>>.
MIO NONNO
:<<Mio nonno non l'ho mai conosciuto. Quello che so deriva da alcune letture che ho fatto dopo. Prima non era facile trasmettere certe storie. Però ammetto che anche io quando avevo 20 anni avrei potuto chiedere informazioni su di lui a mia nonna, che era ancora viva, invece non lo feci. Solo una volta mia nonna, senza che io le chiedessi niente, mi raccontò qualcosa di lui e della sua vicenda. Anche nel libro di Franco Cagnetta se ne parla e lì si può leggere che il motivo della diatriba tra lui e Loche era il sequestro di un orto, per cui era stato accusato un uscere di mamoiada ( Daddi ) che era genero di Loche , l 'avversario di Serrittu. Invece mia nonna mi disse che il motivo non era quello ma il seguente : all'epoca mio nonno andava nelle varie campagne per acquistare “porhòs de sartu”(maiali che non superavano i 50 kg), li comprava, li uccideva e li vendeva alla gente a pezzi. Fatto stà che glieli avevano sequestrati questi maiali,e in particolare era stato questo Daddi su istigazione di Loche. Questo è quello che mi ha raccontato mia nonna. Franco Cagnetta ha anche aggiunto che era stato anche accusato di un sequestro e che c’era stata la morte di una donna, Barone. Guarda caso c'era sempre in mezzo Loche, che aveva istigato i carabinieri ad accusare Serrittu della morte di quella donna, che probabilmente era anche la sua amante e donna di facili costumi. Per questa morte lo avevano però assolto ma lo avevano accusato della morte di Loche e di un suo nipote>>.
FESTE A MAMOIADA
:<<Tra le feste principali ricordo quelle di Natale e di Pasqua, la festa di Sant’Antonio e il Carnevale. Durante il carnevale in certi anni del regime fascista c'erano molte limitazioni, nel senso che le maschere non potavano esser indossate, ma qualcuno cercava di uscire mascherato ugualmente. I mamuthones c'erano sempre ma non avevano l 'importanza che hanno ora : uscivano a carnevale ma non andavano fuori dal paese. Si faceva anche il famoso Juvanne Martis per "buscare" qualche bottiglia di vino . C ’erano anni in cui non sono usciti per niente .
Il giorno di Sant’antonio ricordo che le donne preparavano sempre il papassino nero e le caschette ,che si mangiavano in occasione dell'accensione dei fuochi, e questa era una delle feste più sentite in paese. A Sant' Antonio però i mamuthones non uscivano tutti gli anni ,quando io ero piccolo, ma la prima uscita era a carnevale. Noi mamoiadini inoltre eravamo soliti fare i "balli"in una saletta di 15 metri quadrati. Insomma qualcosa la facevamo sempre>>.
L’EMIGRAZIONE
:<<Sono andato via da Mamoiada qualche anno dopo il mio rientro dal periodo militare, nell' Agosto del '45. Qualche anno prima avevo fatto una domanda di esonero che venne presa in considerazione però solo dopo la guerra, quando ripresi a far il contadino. Possedevo i buoi per lavorare la terra ma un bel giorno, mentre seminavo il grano ,me li hanno rubati. Era il Novembre del '45. E così fui costretto a lavorare alla giornata per un paio d'anni. Nel Settembre del '47, quando ci fù la richiesta di emigranti, sono andato in Francia. Prima avevo passato la visita presso la commissione medica francese a Torino e fui poi mandato in uno dei diversi centri della Francia. Questa emigrazione era stata organizzata dal govenrno italiano in collaborazione con quello francese: il ministro del lavoro francese nel marzo del '47 venne a Roma per contrattare con l'Italia un certo numero di emigrati ( 200 mila emigrati all'epoca). Mi mandarono nella Lorena al servizio dei ferrovieri dove ho lavorato per vent 'anni. Sono poi tornato in Italia sperando che qualcosa stesse cambiando e che si trovasse piú facilmente il lavoro, ma per chi era stato emigrato era tutto più difficile. Dopo un anno e mezzo in Italia non avevo trovato nulla e emigrai nuovamente in Francia ma mi dissero che ormai ero troppo vecchio; il direttore mi suggerì di fare una nuova domanda ma neanche stavolta ci riuscii: il capo servizio disse di no e non mi ripresero. Sono quindi ripartito per rientrare in Italia ma volli prima andare a salutare mio fratello Felice che abitava in Svizzera, e lui mi consiglò di fare domanda lì. E così feci, restando poi a lavorare in una fabbrica di macchine da scrivere fino al 1982>>.
COME SONO ARRIVATO ALLA MIA ETÀ
:<<Il segreto per arrivare a 95 anni? nn ce n’è. È stata una fortuna essere arrivato a questa età. Ora mi tengo impegnato ascoltando la televisione>>.
COSA CONSIGLIO AI GIOVANI
:<<Io sono stato "uno che si è riservato ", cioè non ho avuto vizi e non mi sono trascurato. Io consiglio di lasciare l'alcol da parte, lavorare sempre e cercare di curarsi di se>>.
LA LOTTA
:<<Secondo me con tutto il benessere che c'è ora quasi quasi non è che viviamo così bene! Credo che in ambito lavorativo stiano succedendo degli episodi davvero gravi , come quando sento delle condizioni di lavoro di certi braccianti , o che la paga non é propria giusta . E quindi, riflettendo, credo che la condizione di certi lavoratori sia quasi paragonabile a quella di un secolo fà>> .
Ora manca la lotta !Prima si lottava per migliorare le condizioni di vita ,e anche gli scioperi erano molto più efficaci perchè c'era un grandissimo numero di operai nelle fabbriche, mentre ora i lavoratori sono stati sostituiti in gran parte dalla tecnologia. Noi con la lotta siamo riusciti ad ottenere le vacanze che prima non esistevano, una retribuzione migliore e anche più rispetto nel posto di lavoro>> .



