TZIA FRANZISCA

TZIA FRANZISCA

Tzia Franzisca nasce ad Oniferi nel 1919.

In famiglia erano in 6 (3 maschi e 3 femmine). Diversi suoi fratelli hanno superato i 90 anni, in particolare la sorella Caterina ha raggiunto i 93, un’altra i 106 e suo fratello i 100 anni e 8 mesi. Sua madre morì a 82 anni mentre il padre a 79 anni.

Suo marito (Mario nato nel 1917) ha svolto inizialmente la professione di  contadino, poi quella di collocatore in diversi paesi: Oniferi, Ovodda, Orani, Sarule, Fonni, Orgosolo, Mamoiada e Orotelli. Poi quando è andato in pensione ha continuato a lavorare in campagna occupandosi dell’orto fino a 83 anni. É stato 7 anni sindaco di Oniferi e 5 anni vicesindaco, e anche cavaliere del lavoro. Tzia Franzisca ha avuto 5 figli.

Avete presente il sapore che resta in bocca dopo aver gustato “unu marigossu”? Ecco una delle cose di lei che mi ha spiazzato: la stessa dolcezza(elevata al quadrato).

 

DI SEGUITO LA SUA INTERVISTA:

LA SCUOLA

:"Ho frequentato poco la scuola perchè mia mamma mi mandò a vivere a casa di una sua sorella vedova e quindi stavo dando attenzione a questa zia e ho tralasciato la scuola. Ho concluso la seconda e ho frequentato la terza fino a metà anno, però dopo essermi sposata ho fatto il doposcuola e ho imparato a leggere e a scrivere tutto; ora non posso più scrivere perchè ho la tremarella".

 

IL LAVORO

:"Da piccola andavo “a linna” ( a fare la legna”), “a lande”( a raccogliere le ghiande), andavo a zappare, a mietere, a fare “sos mannuccios”(fasce di spighe che venivano usati durante la trebbiatura per ricavarne il grano).Sono andata anche a pascolare i buoi fino a quando c’erano "sas argiolas"( piazzale fatto in pietra in zone aerate in cui i buoi ci giravano intorno trascinando delle pietre e così separavano il grano dalla paglia ). Poi setacciavamo il grano “chin su chiluvru po lu ghirare nettu a dommo (con un setaccio pulivamo il grano dalle impurità). Quindi ne ricavavamo la farina per farne poi il pane. Per prepararlo ci alzavamo intorno alla mezzanotte perchè si faceva tutto a mano. Il pane che facevamo era “su pane vressa”, tondo oppure piegato per i pastori che si spostavano in transumanza con il bestiame. Facevamo anche su pane de orju che mangiavamo abbrustolito con il lardo. Noi avevamo sempre due maiali e quello che mangiavamo erano tutto cibo genuino".

 

LE FESTE

:"Prima già le facevamo le feste del paese ma ora non tanto. Le principali erano: San Gavino Martire ( con la processione e novena) e quella di Sant’Anna. In quei tempi non ce n’era "cosa" e aspettavamo la festa di Sant’Anna perchè mamma ci poteva comprare il vestito nuovo. Da piccola mi vestivo con un vestitino “ malu puru” perchè siamo nati poveri e così siamo rimasti nonostante abbiamo sempre e solo lavorato fin da piccole".

 

SENZA ACQUA, NÉ LUCE

:"Quando ero piccola non esisteva l’acqua in casa, nè i servizi igienici. L’acqua la prendevamo dalla fontana e poi la trasportavo con le brocche di terracotta in testa fino a casa di mia zia. A furia di trasportarle ho perso pure dei capelli. Non avevamo neanche la luce in casa e per poter vedere mettevamo della legna piccola nel camminetto. Ho conosciuto anche “su ochile”( fuoco in mezzo alla stanza) quando avevo 4 anni circa. Non avevamo il telefono, non sapevo neanche cosa fosse".

 

FIDANZAMENTO

:"Mio marito (Mario) l’ho conosciuto in campagna zappando con Caterina mia sorella. A quel tempo nei terreni facevamo “sas palancas” e un giorno mentre zappavo la terra con Caterina lo vidi con Gonario Soro nel terreno a fianco. Così ci siamo poi conosciuti e lui scrisse una lettera per chiedermi in sposa che mandò alla mia famiglia tramite mia sorella. Ho ancora quelle lettere. Abbiamo fatto 62 anni di matrimonio, quindi ti sto parlando di 70 anni fa".

 

A 99 ANNI COME CI SI ARRIVA?

:"Dio mi ha lasciato a 99 anni o perchè me lo meritavo come premio o non so. Io non posso dire niente".

 

SI VIVEVA MEGLIO ORA O PRIMA?

:"Ascolta, per quello che sto vedendo adesso, solo solo per l'affetto che c’era con le vicine io sarei ritornata a quel tempo (anche se ne ho passato eh!)perchè adesso non c’è più quella stima tra la gente rispetto a quando per esempio avevevo 10-15 anni; valeva più il bel rapporto con le vicine allora che non ora con le famiglie ora".

 

CONSIGLIO AI GIOVANI:

:"Per vivere bene posso consigliare di lavorare e di ritornare alla terra. Prima o poi noi vecchi moriremo e non ci saranno più le nostre pensioni ad aiutare i nostri familiari. Quindi per poter vivere si deve ritornare a lavorare la terra, a seminare orzo, grano, e a fare l’orto piantando fagioli, patate, fave e tutto quello che abbiamo fatto noi! Senno non si può vivere così! Adesso sono tutti signori! Ma non va bene, non si può andare avanti così, io me ne sto andando che ho la mia età ma quelli che restano staranno male se non ritornano alla terra, che è la terra che produce".