Tzia Annedda
TZIA ANNEDDA
Tzia Annedda nasce ad Orgosolo nel 1922. Ha sempre lavorato sin da piccola prima nelle campagne per poi occuparsi successivamente della produzione e vendita del pane. Attualmente vive con una sorella. È stata l’unica testimone oculare dell’uccisione di Antonia Mesina che nel 1987 ha ricevuto la beatificazione.
Annedda è la pacatezza fatta a persona! Devo inoltre aggiungere che sono state poche le domande che le ho posto, in quanto lei mi raccontava con naturalezza dei suoi trascorsi senza che io avessi bisogno di interromperla, quasi come se stesse leggendo il libro della sua vita.
Non appena le parlai del mio progetto, facendole vedere il sito internet mi chiese: << Ma quindi finirò su facebook? >>.
Di Seguito la sua intervista:
:<<Sono nata nel 1922, mi ricordo tutto ciò che è successo nella mia vita a partire dai miei 4 o 5 anni. Ai 6 anni ho iniziato a frequentare la scuola e non solo, perchè specialmente nelle grandi famiglie ci portavano anche a lavorare negli orti ed in particolare ad innafiare i fagioli e le patate.
LA SCUOLA
A scuola mi ricordo che ho frequentato sino alla quinta elementare. In particolare in seconda, siccome avevamo sempre i capelli raccolti in lunghe trecce, ricordo che la maestra Maria Costanza Monni ci chiese se li volevamo alla maschiotta e tornando a casa lo dissi a mamma. Un mio zio più istruito mi disse di dire alla maestra che poteva tagliarmeli. Quindi il giorno dopo glielo riferii e ce li tagliò. Questo mio zio mi dette dei soldi (“unu francu”)e mi disse di andare a comprare un fermacapelli. Così andai alla bottega per comprarlo e lo pagai “ 13 soddos” ed il resto ( 7 soddos)mi disse di darli a mamma. Quando frequentai la quarta e la quinta elementare costruirono il caseggiato scolastico intitolato a Mussolini; prima di allora le scuole si facevano in abitazioni private: inizialmente dove c’era la sede del vecchio Comune e sucessivamente all’asilo dove io ho frequentato la terza. In una parete dell’aula c’era raffigurato il Re da una parte, Mussolini al centro e la regina Elena dall’altra parte. Appena entravamo dovevamo fare il saluto fascista perchè era d’obbligo. In quarta e quinta il sabato pomeriggio facevamo educazione fisica con maestra Costanza e maestro Ortu ed eravamo così vestite: una camiciola bianca e una gonna corta corta nera. E comunque la scuola “ s’è serrada gassi in sa quinta elementare!”
IL MANGIARE
Ai miei tempi mangiavamo unicamente cibo genuino: patate e fagioli che coltivavamo noi con le nostre mani quando eravamo un pò più grandette. Non essendoci i frigoriferi il cibo una volta portato a casa doveva essere consumato al più presto e siccome in famiglia la maggior parte degli uomini erano dei pastori mangiavamo spesso la carne di pecora ed il formaggio che non ci è mai mancato. Oltre alla carne di pecora mangiavamo anche quella di maiale e del maiale non veniva scartato niente: si mangiava il lardo come se fosse caramella; facevamo anche le salsicce ed il lardo, il prosciutto no. Il lardo in particolare si usava come condimento e per insaporire; per esempio si metteva nel minestrone e così non si buttava via niente.
Babbo oltre a fare il pastore lavorava anche la terra; seminava il grano e l’orzo e questi una volta raccolti prima di portarli al mulino si pulivano ( "prugavana") cioè si toglievano le pietruzze e le impurità. Il tutto veniva poi portato al mulino per ottenere la farina; si rimuoveva la crusca ( "linzone") e e la farina si setacciava circa 5 o 6 volte con un setaccio. Si faceva sia su pane de orju sia sue e tridihu. Per su pane de orju l’impasto si faceva il giorno prima ("die innantis a deppiada essere lievitau prus a forte" ).
La legna si trasportava con gli asini o in spalla. Mio padre usava sempre o l’asino o il cavallo.
ANTONIA MESINA
Avevo 13 anni ed Antonia ne aveva quasi 16 ed un giorno come tanti venne a casa mia perchè mia madre vendeva il latte di pecora e lei ogni mattina era solita comprarlo per casa sua per sfamare una coppia di gemellini di 3 mesi. Quindi quel giorno chiese a mia mamma se mia sorella, sua coetanea, poteva andare a fare legna con lei e mia madre le disse di no. Allora le chiese se potevo andarci io anche se ero inesperta (non avevo mai fatto legna anche perchè mia sorella non mi aveva mai portato con lei).
Una mia zia che stava là ( la sorella di mia madre) disse a mia madre di non lasciarmi andare in campagna perchè durante la notte mi ero svegliata piangendo e lei pensò che avessi qualche linetta di febbre ma così non era ( allora non c’erano i termometri). Quindi sentendo il suo intervento risposi e dissi che ero agitata per via di un brutto sogno che avevo fatto.
Comunque Antonia andò via scontenta da casa mia in quanto nessuno si era offerto di accompagnarla e a casa sua stavano impastando il pane e sapeva bene che la legna non sarebbe bastata.
Nel frattempo mi chiamò una signora ( da cui ero solita andare ogni mattina) per portarle un contenitore di latte ad un caseificio situato all’uscita di Orgosolo ( "de sos Chiolos") e dopo aver svuotato il contenitore del latte me lo rese e mi dette anche un pezzo di ricotta del giorno prima. Appena uscii dal caseificio vidi Antonia Mesina che andava a fare legna tutta sola e mi supplicò di andare con lei ma io le risposi che non ero capace e lei ribattè che l’avrebbe fatta al mio posto ed io l’avrei aiutata a trasportarla.
Ritornai quindi a casa e a mia zia detti il pezzo di ricotta che mi avevano dato in caseificio, il contenitore del latte e le dissi che Antonia era troppo preoccupata che in casa sua non bastava la legna per fare il pane. Così convinsi mia zia; mi diede il contenitore del latte con la raccomandazione che se fossimo passate nella zona dove c’era l’ovile di un signore che lei conosceva bene avremmo dovuto lasciarlo là (" sa lamina") per la mungitura del giorno dopo.
Così ci incamminammo e prendemmo un pezzo di pane e ricotta che ci dividemmo. Seguimmo il sentiero e quando arrivammo al ponte Ilolle incontrammo due signore che stavano andando a Mamoiada a piedi e prendemmo la scorciatoia per arrivare all’ovile. Mentre camminavamo Antonia parlava in continuazione e mi chiese se la notte appena trascorsa il vento avesse arrecato del danno in casa nostra e io le risposi che non mi ero accorta di niente. Invece lei disse che a casa sua aveva fatto parecchio danno buttando molte tegole per terra e che sembrava ci fossero “sos dimonios”.
Comunque giunte all’ovile, prima di entrarci incontrammo due ragazzi: uno grande e uno piccolo ( quello piccolo aveva la mia età)ed il grande l’ho riconosciuto: era il figlio di un signore che ero solita vedere quando andavamo in campagna. Arrivammo al pinnettu e là lasciammo il contenitore. Non trovammo però il pastore perchè questi seguiva il gregge.
Antonia mi disse che la zona vicina all’ovile non era adatta per fare legna e che conveniva andare più su. Io, essendo inesperta, uscii dalla “tanca” mentre lei rimase dentro e ad un certo punto sentìì una voce che mi chiamava e diceva : << Anne’ mutti a babbu !>>. Nel sentire quelle grida mi girai e vidi subito quel ragazzo che avevamo incontrato prima ( il grande) mettere le mani sulle spalle di Antonia per farla cadere; ai miei occhi era proprio un gesto maleducato! E anche se ero piccola capii subito quanto stava per succedere!
Iniziai quindi a piangere e arrivai al muretto e avvolsi “sos tittiles” (quei fazzoletti che usavo mettere sopra la testa per trasportare la legna) nelle mani e tra urla e pianto iniziai a correre per cercare aiuto. Incontrai quindi due donne tutte intente a raccogliere in una tanca vicina dell’asfodelo per fare "sas orveddas" ( che faceva una di Ollolai). Le chiamai ma dissero che non sarebbero venute per paura che ci fossero altri uomini nei paraggi e mi suggerirono di andare nella chiesa di Santu Anania dove era in corso una Novena e che avrei incontrato senz’altro delle persone a cui chiedere aiuto.
Allora proseguii per quella strada sterrata, sempre colta dalla disperazione. Penso che mi abbiano sentito fino in paese anche perchè non era grande come lo è ora. Giunta alla chiesetta, incontrai 3 donne che partecipavano alla Novena e dissi loro:<< Venite venite, c’è un uomo che sta aggredendo Antonia!>>. A quel punto decidemmo insieme di andare ad aiutarla e così incontrammo nuovamente quelle donne intente a raccogliere l’ asfodelo, che però convinsero quelle che erano con me a tornare indietro.
Così rientrammo in paese e incontrammo durante il tragitto il fratello di Antonia Mesina con un carico di legna e gli raccontammo ciò che era successo e quasi stentò a crederci. Lo esortammo a rientrare a casa sua e accertarsi se Antonia fosse già rientrata e in quel caso di non raccontare niente alla madre. Lui non tornò. Andammo tutte in caserma per raccontare ciò che avevo visto e chi fosse il ragazzo in questione, come era vestito ed io aggiunsi anche che si trattava di un tipo un pò gobbo e zoppo che stava cercando di aggredirla . Non appena usciti dalla caserma ritornai a casa e trovai mamma fuori dall’uscio; siccome avevo gli occhi gonfi dal pianto si preoccupò e mi chiese cosa mi fosse capitato. Le raccontai quanto avevo visto e che ero appena uscita da caserma.
Nel frattempo una zia che avevo in comune con Antonia Mesina andò in paese per cercare aiuto e incontrò due ragazzi a cavallo che possedevano il porto d’armi a cui raccontò quanto appena accaduto. Questi andarono e si incontrarono poi coi carabinieri all’uscita del paese. Decisero quindi che il primo che avesse trovato Antonia doveva sparare un colpo di fucile in aria e così fecero. I pastori trovarono il corpo senza vita nascosto in un cespuglio. Devo precisare però che prima che trovassero il corpo poichè eravamo vicine del parroco ( della chiesa di Sant’Antonio da Padova), non appena la gente sentì suonare le campane fuori orario si riunì in chiesa ed il parroco e viceparroco esortarono alla preghiera perchè mancava una ragazza.
Dopo che il corpo venne ritrovato mi convocarono a casa di Antonia Mesina dove erano arrivati i carabinieri da Nuoro ( "sa giustizia") e mi fecero entrare per chiedermi cosa avevo visto. E quando la madre di Antonia mi vide entrare mi chiese :<<Anne’ cosa ti ha detto Antonia prima di morire?>> ( perchè la madre non sapeva come era morta ) e io risposi che le faceva male “sa matha”. Ho detto questo senza neanche pensare a ciò che dicevo. Così poi i carabinieri mi chiesero chi avessi incontrato e io raccontai la mia storia. Si scoprì che il ragazzo in questione era Ignazio Catgiu. Andarono una prima volta a casa sua e non lo trovarono; andarono una seconda volta e trovarono il fratello minore che condussero in caserma. Gli chiesero cosa avesse fatto nelle ore precedenti e lui rispose che era andato da solo a portare un carro di legna e che non la trovò pronta. Aggiunse inoltre che quando arrivò il fratello questi era sporco di sangue e si giustificò dicendo che aveva fatto un salasso ad un bue malato. Così il fratello minore rimase stupito perchè secondo il suo punto di vista il bue stava bene e poi gli comunicò che era stata trovata una ragazza morta e che stavano dando la colpa a lui.
Mi ricordo bene come era vestita Antonia Mesina quel giorno : indossava su panniheddu, blusa e vestedda; era vestita come si vestivano le ragazze della sua età. Era una ragazza semplice e normale. E comunque la famiglia racconta che quella mattina era andata a fare la comunione perchè il parroco era solito darla alle persone che andavano in campagna prima della messa .
LA FOTO DI ANTONIA MESINA
Raramente si facevano foto a quel tempo, ma il caso ha voluto che proprio lei venisse fotografata con il costume di Orgosolo. Era arrivato un fotografo continentale in paese e aveva incontrato il padre di Antonia che era la guardia del Comune. A lui aveva detto che voleva fotografare una ragazza in costume sardo e quindi chiese come poteva fare. Lui rispose che poteva andare a casa sua per fotografare una delle sue figlie e così fecero. Antonia non era proprio contenta di essere fotografata e la madre la convinse facendole indossare il suo vestito da sposa con su lionzu.
Al compimento dei miei 15 anni la mamma mi regalò "sa vranda" (grembiule di tutti i giorni) di Antonia che io non conservai come ricordo ma la usai fino a consumarla completamente.
IL SEGRETO PER ARRIVARE ALLA SUA ETÀ
Eh segreto! Io non mi sarei mai immaginata di arrivare a questa età perchè ho superato tempi difficili: duro lavoro, dispiaceri, dolores de Deus. Quindi non so proprio spiegartelo e non so spiegarmelo neanche io. Mia madre morì a 54 anni, giovanissima.
LA VITA AI GIORNI D’OGGI RISPETTO AL PASSATO
Per certi aspetti si vive meglio ai giorni d’oggi però se penso al passato penso alla vita semplice, non c’era l’odio che può esserci ora tra l’uno e l’altro, si era più uniti! Si andava a visitare i parenti e si prestavano le cose se ad uno mancavano e te le chiedeva. Ai miei tempi in una zicculatera de lammia si faceva il caffè che bevevamo in compagnia, era un modo per stare tutti insieme. Adesso tutto è più moderno e ci trattiamo bene ma ci sono però troppi vizi! Un tempo non c’era la varietà che c’è oggi nel mangiare, c’era una cosa e basta, poteva essere anche solo pane e formaggio.
Ora ti racconto un episodio affinchè tu capisca quanto è cambiato il tempo rispetto al passato:
a Fonni pagavano 8 franchi la giornata di lavoro mentre qua ad Orgosolo a 7 franchi. Mi ricordo che a Fonni c’era una bottega in cui si vendevano i vestiti e dissi a mia madre che per la festa di messaustu volevo prendermi una blusa ma lei mi rispose :<< No vai e lava quelle che usi la Domenica>>. E io non ribattei, non dissi più nulla ! Invece quelle di oggi se fanno una giornata di lavoro usano i soldi per comprare solo quello che piace a loro. Ai miei tempi invece le donne lavoravano per avere in cambio una volta il formaggio, una volta il lardo. Mi ricordo di una giornata in cui ho zappato e mi hanno dato un bel pezzo di lardo.
CONSIGLIO AI GIOVANI
Dovete affrontare le grosse crisi che la vita vi riserva; dovete affrontarle, dialogare, lavorare onestamente. Poi devo aggiungere che per quanto riguarda i matrimoni quando capitano i periodi di crisi non è che ci si deve subito separare. Il segreto è il dialogo cioè chiarirsi e andare avanti. Come si usa dire: nel matrimonio si litiga alla sera ma alla mattina prima di alzarsi si fa la pace.
E così questa è la mia vita! Lo volete il caffè? >>.



