Giovanna Zedde
GIOVANNA ZEDDE
Breve Biografia :
Giovanna Zedde è nata ad Ottana il 22 Maggio 1920 in una famiglia composta da 9 figli. La sua ultima sorella Nicolina ha raggiunto l'età di 94 anni. Ha frequentato la scuola fino alla 3°elementare e ci tiene a sottolineare che sa scrivere la sua firma.
Nel tempo libero legge i titoli importanti delle riviste quotidiane e guarda spesso la tv; in particolare segue molto la politica, con la speranza che aumenti sempre la pensione. Oggi vive col figlio Rino. Si è sposata all'età di 18 anni con Battista Lai (morto a 97 anni). I suoi genitori all'epoca però volevano che sposasse un suo cugino, ma lei si rifiutò. Si sposò e il matrimonio venne festeggiato in casa; gli invitati erano circa 100. Ad animare la festa con l'organetto c'era un certo Michelino Falchi. Da questo matrimonio sono nati i suoi 6 figli: 4 maschi e 2 femmine; ha 6 nipoti e 5 pronipoti.
Di lei mi resteranno impressi i suoi occhi che anche nei momenti di silenzio mi comunicavano sempre qualcosa: dalla tenerezza alla serenità. E non mi dimenticherò mai la sua emozione che colsi nel momento in cui mi mostrò la sua maschera dei " Boes". Così capìì che per Tia Giovanna la tradizione era parte integrante della sua vita.
Di seguito la sua intervista:
I Ricordi: Mio Padre
<<Quando ero bambina ricordo che mio padre per mandare avanti la famiglia andava a Noragugume (uno dei paesi più ricchi) per vendere la legna: partiva la notte coi buoi e tornava l'indomani; vendeva a parte una fascina di legna in cambio di tabacco. Un anno accadde che il suo carro dei buoi fu travolto da un'onda di piena del fiume Tirso e in quell'occasione si ammalò di polmonite e morì.
I Ricordi: La mia vita familiare
Da quando mi sono sposata ho indossato "sa veste e sa brusa" e mi sono sempre occupata delle faccende domestiche e della famiglia. Mio marito Battista era pastore tra Bonorva e Giave: ai tempi non c'erano le macchine e quindi tornava a casa una o due volte al mese con il suo somaro carico di provviste. Quindi la famiglia l'ho cresciuta io da sola ... ho sempre fatto l'olio, il pane in casa: pane fresa, cogoni, gazze e la pasta ...
I panni si lavavano in "su rivu mannu o a binza e rivu" ma solo quando mio marito era presente per poter trasportare i panni con l'asinello.
I Ricordi: Le feste
Le feste principali di Ottana erano: San Nicola ; il Ferragosto che veniva festeggiato nella vicina Chiesa di Santa Maria; il carnevale.
Per la festa di Santa Maria ricordo che veniva sacrificata una vacca e tutto il Paese mangiava in piazza, chi poteva portava il pane.
A carnevale andavo in genere a ballare in piazza con le mie sorelle Tonia e Nicolina; Il suonatore di organetto suonava anche un piatto di ottone chiamato " affuente".
In genere ci si mascherava con vecchie tovaglie o lenzuola, che sarebbero le classiche "mascheras serias" che vediamo oggi a Ottana. Mentre da Boe o Merdule non ho mai mascherato.Ricordo comunque che le figure principali erano: il Boe, il Merdule, su Porcu e la Filonzana. Il Merdule era un uomo o bambino o donna che indossava vecchi vestiti da lavoro o abiti da donna vedova e che portava una maschera di legno. Il Boe oltre la maschera di legno tipica portava sulle spalle i campanacci, ed era legato e guidato dal Merdule con "sa socca"(le funi) e un bastone. Poi c'erano anche, ma pochi, "sos Porcos e sos Molentes" che avevano sempre maschere di legno.
La Filonzana era una vecchietta che oltre ad indossare la maschera di legno era solita “dipingersi” la faccia di fuliggine e aveva sempre il fuso in mano ... I Merdules con sas soccas cercavano anche di acchiappare delle persone per poi gfarsi invitare al bar. In Paese c'era chi si distingueva nel fare festa e infatti ricordo ad esempio "Ziu Zizzu Damu" che per mascherare si metteva anche ai piedi dei pezzi di legno, e così quando camminava faceva baccano e attirava l'attenzione di tutti. Poi ricordo uno che si chiamava "Pailai" che aveva la maschera di legno e lanciava ai bambini caramelle e qualche spicciolo, solitamente "unu vrancu" e i bambini gridavano : <<Pailai Pailai mortu e su carrasegare non mori mai>>.
I Ricordi: La Guerra
In guerra sono andati due fratelli di mia mamma, Giuseppino e Giansanto Denti, che sono pure morti e mia madre ovviamente ha portato il lutto. Ricordo che i morti venivano sistemati sui tavoli e venivano cantati dalle donne. Il Cimitero a quei tempi era accanto alla Chiesa di San Nicola e le persone venivano sepolte solo sotto terra.
Come si fa ad arrivare a 100 anni?
Piano piano si arriva: prima 10, poi 20, poi 30 e così via ... sempre lavorando in campagna "aggollinde mannuscroso" e a casa facendo tutto il necessario. Ho sempre mangiato di tutto ma vino non ne ho bevuto mai. Invece il formaggio nella mia tavola non è mai mancato e ancora oggi concludo il pasto così >>.
E dopo aver abbozzato un sorriso mi disse :<< Vieni che ti mostro la mia maschera dei Boes>>.



