Gaspare (Canette)
Gaspare (Gasparru Canette)
Se qualcuno mi chiedesse chi è Gaspare Mele io risponderei che è la saggezza fatta a persona! E non solo! Quello che mi ha colpito più di tutto è stata la sua sensibilità e la sua umiltà. Inoltre, una sua particolarità è che spesso scrive senza usare gli occhiali, cosa inusuale per uno della sua età.
Tra le tante storie da lui raccontate mi ha fatto riflettere molto quella del suo primo pantalone e la sua prima giacchina , indispensabili per poter andare a lavorare. Aveva 11 anni ed il periodo in questione fu il mese di Luglio al tempo della trebbiatura. La madre di Gaspare li ricavò dalla mantella militare del figlio Gavinu che aveva fatto la guerra del 15/18 e quella stoffa, grigio-verde, indossata senza nessun' altra protezione , ma a contatto diretto con la pelle, a forza di sfregare e con il sudore annesso , gli creò delle abrasioni così fastidiose da scoraggiare anche un adulto , ma lui nonostante il dolore, lavorò a “s’arzola” (Trebbiatura) ugualmente per 28 giorni .
Quando sono andata via dalla sua casa mi sono sentita ricca, ricca dentro e lo ammetto, anche molto emozionata di aver conosciuto l’uomo (maschio) attualmente più anziano della Sardegna ed un poeta, ha infatti scritto diversi libri di poesia . Mentre lo salutavo mi disse :<< Oggi ho un’amica in più >>.
Breve biografia :
D'esser poeta no mi creo no,
si rimas bonas puru canto deo.
Si tue mi naras poeta e no lu so ,
est ca poeta lu so e no mi creo.
D’esser poeta su gustu mi leo
e si canto chin poeta gusto do!
Non so poeta e de poeta m' intendo
e si mi naran poeta mi offendo !
Oroteddi , chene data , Gaspare
Gaspare nasce ad Orotelli nel 1911 da una famiglia contadina composta da 5 figli: tre femmine e 2 maschi.Nessun altro della sua famiglia, a parte lui , ha raggiunto i cent’anni , nessuno superò la soglia degli 89 anni.
Ad Orotelli è conosciuto da molti anche come “ Gasparru Canette “ ossia Canuto , dai capelli bianchi, soprannome che portava sin da giovane anche il padre “tziu Antoneddu Mele”.
Iniziò a lavorare sin da piccolo, subito dopo la terza elementare, come “pitzinnu de cumandos”( Garzone); mentre tra i 12 ed i 22-23 anni fece l’aiutante “accarzu” (governava mucche e buoi) presso una delle famiglie benestanti del paese e poi partì per fare il soldato dove restò per circa 36 mesi in Somalia. In questo periodo scrisse un centinaio di componimenti , tra i quali
S'ISPOSALITZIU ABISSINU, IN BIAZU PO S' AFRICA ORIENTALE , POVEROS SORDADEDDOS , OSPIDALE TENDA N 3 , ora raccolte nel libro " TEMPOS DE GHERRA TEMPOS DE PAGHE".
Nel 1936 al rientro dalla guerra riprese a lavorare in campagna come “accarzu” ed aiutava il padre nell’attività di “massaju” (Agricoltore- Contadino) e “juarzu”(lavorava con carro e buoi).
Venne poi richiamato nell’esercito per 4 anni fino al 1941 in Sardegna e precisamente a Florinas dove aveva il compito di “ segnalatore” per gli di aerei alleati.
Qualche anno dopo, nel “ 47 ,durante una breve parentesi della sua vita , lavorò in Francia nelle miniere, ma decise di rientrare a causa delle condizioni disumane in cui i lavoratori erano costretti a sottostare ed una volta rientrato in Sardegna iniziò a lavorare come operaio “contoneri”nelle ferrovie. Sucessivamente entrò in un’ impresa di costruzioni delle strade. La sua abilità nella scrittura, lettura e far di conto gli permisero di diventare capo cantiere e con tale ruolo lavorò fino alla pensione che conseguì nel 1971.Durante questo periodo ha scritto davvero tanto in rima. Nel 2003 a circa 93 anni ha presentato e pubblicato un libro in ottave. Ad oggi è il centenario sardo vivente la cui foto è stata pubblicata nel libro dei centenari del mondo "Aging Gracefully "
Di seguito la sua intervista:
<<Eh la mia vita, troppo stramba !
Da ragazzo non mi piaceva andare a scuola, andavo a cercare i nidi . Ho fatto la prima e la seconda elementare e non sapevo neanche mettere la firma finchè non mi hanno chiamato per fare il militare. Quando ho fatto il militare piangevo perchè non potevo mandare nessuna lettera a casa, così chiesi l’aiuto di un signore che ne sapeva però meno di me e allora scrissi solo la mia firma accompagnata da un “ sto bene “ e basta.
Nel 1935 ho fatto la guerra in Africa Orientale (Somalia) e per la precisione vivevo nel paese di Chisimaio. Io sono stato fortunato perchè non ho visto neanche uno sparo, stavo bene rispetto ad altri. Con le popolazioni africane non comunicavamo molto in generale, mi ricordo che appena siamo arrivati tutti si alzavano in piedi al nostro passaggio e ci salutavano . Noi soldati semplici all’inizio eravamo contenti e di buon cuore .Siamo andati si ,per far la guerra ma anche per aiutarli anche se poi le cose sono andate diversamente. Ho scritto un quaderno di poesie in Africa ed ho descritto la reale sofferenza nostra e loro , il caldo , la malaria, gli insetti fastidiosi e poi ho continuato a scrivere dopo che mi hanno mandato a casa.
Ritengo che il periodo Africano sia stato un brutto periodo perchè “noi facevamo baraonda(protesta) sia tra noi stessi che contro gli ufficiali” che ci trattavano male. Abbiamo tirato avanti finchè è arrivata la principessa di Piemonte Maria Josè. Ho parlato con un tenente, gli ho fatto un discorso da presentare al colonnello perchè stavamo per fare una rivolta contro gli ufficiali. I motivi erano i seguenti:mancanza di cure, malattie ed il caldo.Eravamo vestiti ancora all’italiana e non si poteva resistere dal caldo che c’era. Ci trovavamo infatti oltre la linea dell’equatore e le temperature raggiungevano circa i 48° ogni giorno , uscivamo solo sul tardi e durante il giorno e per dormire restavamo dentro le tende, "eh si" noi soldati vivevamo in tenda,eravamo sottoposti a varie angherie, mentre gli ufficiali abitavano in altura nelle case fatte di legno.
Volevo dirle in merito alla principessa che mi ricordo sempre di lei e le voglio bene ,era una compagna in mezzo a noi, in mezzo ai soldati.E’ rimasta tre giorni con noi, parlava con noi e ci diceva : “poveri soldatini!” e poi quando eravamo colpiti dalle piaghe ci chiedeva: “ perchè sei fasciato? Cos’hai?” si preoccupava della nostra salute. È giusto far sapere la gentilezza che aveva questa signora, una volta ha visto un soldato, mio compagno, con la gamba fasciata a causa di una ferita che si era infettata e l’ha fatto rientrare in Italia insieme a lei , e così anche altri rientrarono grazie a al suo merito e a quello dell'alto consulente sanitario che si chiamava Dott. Crespellani.
Voglio che rimanga nella storia, che il “giorno di Pasqua di Aprile” ci hanno fatto il riso con l’acqua di mare perchè si era rovinata l’autobotte e l’acqua la portavano dal fiume , ce ne portavano 2 litri al giorno che dovevamo usare per tutto, sia per lavarci che per mangiare.Questa mia poesia descrive quell'episodio:
Pasca
Pasca, t'isettaìa
a mi dare cunforto!
Ca Cristos est risortu.
De torrar 'in bida jeo puru creìa .
Aìa tanta brama,
In mes 'a s'affannu,
a poi de un'annu
esser a fianc'a babbu e mama.
Ancora so inoche,
consumendemi che chera.
Su briu, sa chimera
appo perdidu,chin sentimentu e boche!
E oje pro festizare
sa Pasca, mancu male,
pro pranzu ispetziale
an cottu risu chin abba ' e mare!
Sos ammentos passados
de custa die santa!
Oe, pro annanta,
sos affannos sun aggravados.
Amargura e afflitzione
de sa mia zoventude,
intaccadu sa salude
e fiaccadu an sa persone .
O musa ,tue serena
consolami s'affannu,
ca onzi die pius mannu
su male rosicand 'est sa carena !
Paret chi s'untorzu
pro me est a rodèu!
Ti supplico, beneittu Deu:
fache chi a domo nde torre su corzu.
O Pasca, t' isettaìa
'arriada de confortu;
chi jeo puru resortu
essère dae sos affannos; abbèru lu creìa!
Finas tue , o Pasca, as affundadu
in s'animu tristu su crau crudele.
In su caliche de Cristios su vele
a biere, in die santa, nos an dadu.
Chisimaio, sa die de Pasca de Abrile de su 1936
Quando rientrai in Italia ho fatto 50 giorni di quarantena in modo che la malattia “dissenteria” non dilagasse, avevo l’ameba. Dopo la malattia mi hanno dato 3 mesi di convalescenza e alla visita medica a Cagliari ho trovato dei compagni che erano con me in Africa. C’ero tre giorni a Cagliari, ero spaventato e una signora che faceva la scrivente mi guardò e disse al colonnello : “la malattia c’è” ed il colonnello rispose : “ma lui viene dalla Barbagia dove mangiano il formaggio marcio, e quello che vede lei ora è legato a quello” . Quella notte decisi di scappare dall’ospedale e presi il treno fino ad arrivare a Macomer dove incontrai un capitano dell’esercito italiano che venne a chiedermi da dove venivo.Io ero vestito ancora all’africana (divisa coloniale) e gli spiegai la mia situazione fisica . Lui mi disse : “dammi retta figlio caro , se vuoi sanare torna in campagna e fai il pastore”. La sera ne parlai a casa e il giorno dopo con il Dott. Lostia a Nuoro, mi confermò che per guarire bene dovevo fare il pastore . Io avevo paura che nessuno mi assumesse in quelle condizioni di debolezza.Il giorno dopo andai da un proprietario al quale dissi che avevo bisogno di stare e lavorare in campagna. Lui capì e mi disse : “Ce n’è per i cani di roba per mangiare e non ce n’è per un cristiano”. Ho fatto quel lavoro per tre mesi e in tre mesi sono guarito.
Ho preso la “patente “(licenza elementare) a ventinove anni e l’ho presa a Florinas, essendo lì perchè ero stato richiamato militare e mi occupavo di fare il segnalatore di aerei, ero sempre con gli ufficiali e avevo modo di stare anche nella scrivania e usare penna e calamaio . Gli ufficiali ,quello che mi dicevano di fare lo facevo e mi hanno preso in considerazione perchè sono stato il primo e mi hanno dato pure la medaglia.Facevamo istruzione con gli aerei e loro trasmetttevano le loro indicazioni sulla loro posizione e via dicendo e noi lo dicevamo all’ufficiale il quale lo riferiva alla truppa .
Poi dopo ho iniziato a lavorare nel settore delle imprese fino alla pensione.
Qual è il segreto per arrivare a 106 anni? Segreti non ce ne sono, ho sempre lavorato.Ho avuto diverse malattie e sono stato diverse volte in ospedale. Forse non dipende completamente dall’alimentazione perchè mangiavo quello che c’era. Quando stavo in Africa mangiavo il riso che non mi piaceva ed ora lo odio. Da piccoli andavamo a “rubare” frutta genuina dalle campagne o eravamo soliti andare alla ricerca di erbe da mangiare : armulanta e ardureu . Era per riempire il ventre perchè non c’era niente, nè pane, nè grano.C’era una crisi terribile. Si sta molto meglio adesso rispetto al passato.
Io sono arrivato alla mia età lavorando . Fin dai cinque anni lavoravo, andavo a seminare, ad aiutare i miei fratelli e mio padre. Comunque qualcosa la facevo sempre oppure, nel tempo di maggior tranquillità mi mettevo sulla scrivania (tavolo) e leggevo o scrivevo. Vede tutti quei libri : molti me li hanno regalati e 5 di quelli li ho scritti io con la macchina da scrivere . Ne ho guastato due macchine da scrivere, e dall’utilizzo della macchina mi si è gonfiato l’indice destro perchè battevo con questo dito solamente. E cosi ho passato il tempo ...sono diventato grande. Ed ho passato cosi la mia vita cercando di mantenere i contatti con i compagni , di parlare di amicizie, di conoscenze, di cose passate , di cose dimenticate si può dire, eppure si passava la vita così>>.
TEMPUS PASSADU
Tempus passadu dimando a tie ,
proite dae me fuidi ses lontanu ?
Como chi so ‘ etzu e pili canu
cussos ammentos turmentan a mie!
Cando jocaìa in mesu su nie,
allegru che frore in beranu,
cando ammiraiasu manzanu
s’aurora, annuntziande sa die!
Cando custu locu de Terradoro
de tricos e armentos fit pienu,
e buscos bellos de onzi zenìa.
Como chin sa tristura in su coro
miro ispozadu su terrenu,
nudu chei sa candida conca mia!
Oroteddi , Martu de su 2016.



